Gionata è un giovane cantautore lucchese, già membro dei Violacida. Trasferitosi a Milano, ha sperimentato la vita del “fuorisede” perso tra nostalgie, baldorie e voglia di imprimere immagini di una quotidianità spesso trascurata dall’ansia del futuro. Il suo album d’esordio, prodotto da Jesse Germanò (John Canoe), uscirà il prossimo autunno per Phonarchia Dischi. Per il momento Gionata ci ha dato un assaggio della sua musica con i singoli Frigorifero e Oceano, ritratti di vita vissuta in stile indie-pop cantautorale.

Siamo stati a sentirlo a Torino allo sPAZIO211 e proprio in quella occasione, facendoci spazio tra i suoi dinosauri e la sua aria introversa, lo abbiamo incontrato per un’intervista. Ecco cosa ne è uscito.

A cura di Renato Murri

 

 

Sguardo timido protetto da una chioma folta e una passione per i dinosauri. Ma chi è Gionata?

Un cantautore lucchese che adesso vive a Milano e che ha registrato un disco a Roma. Dalla provincia alla metropoli, parla di amori, litigi, serate, malinconia.

Come artista sembri essere un equilibrista tra chi è stato bambino e chi ormai si sta attrezzando ad essere adulto. Come e dove si incontrano nella tua musica questi due momenti della vita tra loro così distanti?

Penso che il mio trasferimento a Milano sia stato il punto di svolta, ho più responsabilità. Anche il fatto di aver intrapreso un percorso solista, dopo anni di band, contribuisce ad aumentare la mia indipendenza e individualità e, ovviamente, la mia scrittura.

“Io penso che non è che i giovani d’oggi non abbiano valori; hanno sicuramente dei valori che noi non siamo ancora riusciti a capir bene, perché siamo troppo affezionati ai nostri”, affermava De Andrè. Quali sono, secondo te, questi valori su cui puntare?

La perseveranza e il coraggio di vivere nel disagio, in un mondo ricco di opportunità ma saturo di contenuti dove, a volte, è veramente difficile muoversi e trovare il proprio spazio.

Ad ascoltare la tua musica, ci si ritrova a passeggiare tra una serie di immagini che sembrano la telecronaca della quotidianità più semplice: quella impregnata di sensazioni, paure, e umori…

Sì, la mia scrittura è sempre autobiografica, quindi per forza incontra la quotidianità di un giovane adulto che dai 20 anni si prepara ad entrare nei 30, con tutte le speranze e le preoccupazioni, ma anche la voglia di mettersi in gioco in tutto e per tutto.

In Frigorifero canti: “Il diavolo ride, non ha tutti i torti”. Chi è il diavolo? E cos’ha tanto da ridere?

È la vita che ti prende in giro, che si prende gioco di te. Sono le preoccupazioni, le tentazioni, le ansie che a volte prevalgono.

In Oceano, invece, canti: “Andrò dove finisce il cielo per non perdermi niente in questa notte”. Cosa desidereresti trovarci?

Non è tanto cosa desidero trovarci, è piuttosto cosa ha da offrire. Lo stupore, la novità, la sorpresa, la vita.