I Maximo Park sono tornati per rispolverare l’indie-rock di vecchia scuola britannica. Dopo il non riuscitissimo “Risk To Exist” (2017), i ragazzi di Newcastle mettono da parte le nuove idee per riaprire il baule dei loro successi e registrare un disco dal vivo ai Vada Studios intitolato “As Long as We Keep Moving”. A dirla così, sembra la trama perfetta per chi (ancora?) continua a dargli corda dopo i sei dischi pubblicati nel corso di ben 14 anni di attivitĂ . Un’opera meno rilevante, invece, per tutti i non addetti ai lavori che di quella scena si portano dietro nomi ben piĂą riconoscibili (su tutti i Franz Ferdinand). Qui per comprare il disco su Amazon.

Andando a spulciare la tracklist, ci accorgiamo subito che Get High (No I Don’t) e What Equals Love? sono gli unici estratti dell’ultimo album sopracitato. Per il resto, si scava a ritroso nel passato della band. In questo ritorno alle prime sonorità si inseriscono i pezzi più disparati: Girls Who Play Guitars e Books From Boxes (tratti da “Our Earthly Pleasure”) e Limassol, reperto dell’esordio targato 2005, quando la band aveva una carica notevole che non era passata di certo inosservata. Una scelta di cuore per quanto riguarda l’insieme dei brani più amati dal pubblico di affezionati (non troppo), reinterpretati con un’energia non indifferente in questa nuova veste cucita dal gruppo di Paul Smith.

Una carriera discretamente longeva, non costellata di hit da alta rotazione radiofonica, bensì di quel sottofondo indie generazionale di metà anni 2000. I nostri quattro rimettono mano ai loro brani più scanzonati, senza infamia e senza lode, per non rischiare di diventare la parodia di se stessi. Canzoni non eccessivamente ispirate, che però mantengono il loro tiro nella dimensione del live. I Maximo Park sono pur sempre dei professionisti, dei musicisti rodati che suonano insieme da un quindicennio. E questo si sente tutto.

Chi aveva celebrato il loro funerale già ai tempi di “Too Much Information” (2014), però, non si starà ricredendo. Colpevoli di non peccare di originalità, non è un mistero che la stella dei Maximo Park non sia particolarmente brillante da molti anni, sbiadita precocemente. Ascoltati in questo disco, sembra di ritrovarsi catapultati in un tentativo nostalgico più o meno disperato di rivivere i migliori anni, quando ormai quei pezzi sono però lontani da loro almeno di un intero decennio. Insomma, i tempi andati di “A Certain Trigger” (2009) vengono ripescati per aiutare a trovare l’ispirazione giusta e per cavalcarla a dovere.

I Maximo Park, un tempo troppo lontano tra le band di spicco del decennio d’oro inglese, si ripropongono in questo modo, senza aver graffiato le classifiche come altri. A questo album live in studio, l’arduo compito di mettere insieme pezzi buoni qua e là, tra hit da top 20 (Books from Boxes) o b-sides d’eccezione (A-19). Particolarmente apprezzati nella loro dimensione live, i Maximo Park ricreano per questo disco qualcosa di simile, mettendoci tutta l’energia che era mancata dopo gli ultimi due album. Tutto sommato ascoltabile, non di più. Ma queste dieci tracce, seppur suonate con tutta la buona volontà, non basteranno a trascinare nuovi ascoltatori occasionali nel vortice dei Maximo Park.

Caterina Gritti

 

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