A cura di Paolo Ferrari

Questa è una storia stupenda. La storia di una diatriba grottesca e meravigliosamente locale. Ãˆ la prova schiacciante dell’esistenza di un mondo che ci ostiniamo a considerare altro, ma che a conti fatti è tutt’altro che marginale. I protagonisti sono una storica band metal e una comunità parrocchiale sul piede di guerra. Il risultato, come leggerete, è al tempo stesso comico e preoccupante. Decidete voi da che parte stare.

Ma andiamo con ordine. Ci troviamo in Basilicata, la terra di Rosalba Pippa in arte Arisa, del poeta latino Orazio e dei bisnonni di Billy Joe Armstrong dei Green Day (se non ci credete guardate qui). Per l’esattezza, ci troviamo a Chiaromonte, un minuscolo comune di 1.994 abitanti in provincia di Potenza. Qui, dal lontano 1995, si svolge l’Agglutination Metal Festival, uno dei più importanti raduni del genere organizzati nel Sud Italia, che in passato ha ospitato band del calibro di Overkill, Cannibal Corpse, Gamma Ray e Dark Dranquillity.

Bene. Quest’anno, il 19 agosto, gli headliner del festival erano gli italianissimi Death SS. A chi non mastica di metal, i Death SS non diranno nulla. Ma vi assicuro che da più di quarant’anni godono di una fama che con il tempo è diventata internazionale. Hanno suonato al Gods of Metal, contano migliaia di fan in tutta Europa e hanno collaborato nientemeno che con il poeta e regista cileno Alejandro Jodorowsky. Qualche giorno fa è anche uscito il loro ultimo disco, “Rock’n’Roll Armageddon”, nono album in studio della carriera.

Certo, il loro è un genere di nicchia. Viaggiano tra lo speed metal, il doom e l’horror metal. Ma quello che più salta all’occhio sono i loro travestimenti: zombie, negromanti, licantropi e mummie putrefatte sono i personaggi che i membri della band interpretano dal 1977. Roba che Marylin Manson scansati.

Quando avevo 13 anni, per la gioia di mamma e papà, avevo un loro poster appeso in cameretta. Crescendo, però, anche a causa di un cambiamento di gusti musicali, non sono mai riuscito ad andare a vederli dal vivo. Tuttavia sono rimasto avvezzo al genere, e posso immaginare il tipo di spettacolo che il gruppo è ancora oggi in grado di mettere in piedi.

Ed eccoci arrivati al punto. Il concerto di Chiaromonte non si è discostato dallo standard dei Death SS. Crocifissi, qualche bara, fiammate finte dal palco. Insomma, un live di genere come tanti altri. Per intenderci, eccoli a Chiaromonte in un video pubblicato su Youtube:

La band guidata dal cantante Steve Sylvester (che poi non è altro che lo pseudonimo di Stefano Silvestri, 58 anni da Pesaro) non aveva però fatto i conti con l’agguerritissimo “Consiglio Pastorale Parrocchiale e gli Operatori Pastorali” di Chiaromonte, rimasti scandalizzati da quanto hanno visto o sentito dire in paese sull’esibizione dei Death SS. Fatto sta che la band è stata accusata di blasfemia e di aver tenuto comportamenti estremi, con rimandi a riti satanici. Non solo. In un ampio comunicato, la rappresentante locale del Popolo della Famiglia, il movimento politico fondato da Mario Adinolfi, ha chiesto che le autorità competenti verificassero l’eventuale violazione di qualche articolo di legge.

La risposta della band non si è fatta attendere ed è scritta nero su bianco in un contro-comunicato che rasenta il capolavoro. Ne riportiamo ampi stralci. Leggete tutto, mi raccomando:

Da più di 40 anni i DEATH SS portano in scena con successo sia in Italia che all’estero una rappresentazione teatrale di genere horror/grand-guignol, e sono considerati capostipiti di un genere musicale e artistico che fonda le sue radici sulla rappresentazione di scene DARK – GOTHIC – HORROR.

La band non interagisce col pubblico, limitandosi a suonare e a portare in scena i vari sipari teatrali che la singola canzone interpretata richiede, senza emettere proclami o incitazioni di sorta, a favore o contro qualsivoglia ideologia religiosa o politica.

La band non ha mai professato apertamente alcuna religione, né tantomeno promosso il satanismo o atti di vilipendio al cristianesimo o ad altre confessioni; né i suoi musicisti appartengono ad alcuna associazione religiosa. L’uso di alcune iconografie religiose ha puro scopo teatrale.

Le croci utilizzate sul palco sono coreografie rappresentanti un cimitero, entro il quale si svolge la rappresentazione in copione, e non sono utilizzate capovolte come nell’iconografia satanica (che chi ha predisposto il comunicato dimostra di non conoscere). La croce di fiamme esibita durante la canzone “Terror” non intende profanare il Crocifisso in alcun modo, bensì l’esatto opposto, in quanto rappresenta la luce della ragione che mette in fuga le anime erranti (in questo caso gli zombie che escono dal cimitero, interpretati da appositi figuranti truccati). 

L’atto autoerotico che sembra tanto scandalizzare il Consiglio Pastorale, non è che un richiamo a film horror come “L’Esorcista” o “ I Diavoli” di Ken Russell, ai quali la canzone “Vampire” si ispira.

Riguardo invece il lamentato “uso sacrilego del calice e delle ostie con un rituale macabro mediante l’uso di un incensiere realizzato con il teschio di una capra fumante, il cui significato è (per loro) inequivocabile”, invitiamo i solerti censori (che evidentemente non hanno neppure guardato bene lo spettacolo) a fare maggiore attenzione. Le “ostie” erano cialdini farmaceutici e sono stati manualmente distribuiti a fine concerto dalle tre attrici durante il brano “Heavy Demons”, mentre “l’incensiere” in questione è il simbolo della divinità animistica haitiana “Baron Samedi” (il cosiddetto “guardiano dei cimiteri”), ed è costituito da un trittico di teschi, umani ed animali (ovviamente finti) con un sigaro acceso in bocca. Non c’è quindi alcun nesso, neppure temporale, tra la realtà dei fatti e le accuse contenute nel comunicato, che nascono da un’interpretazione, nella migliore delle ipotesi, superficiale e arbitraria.

Ciò che secondo il Consiglio Pastorale è “un messaggio altamente non educativo”, altro non è che un tipo di spettacolo, evidentemente non adatto al gusto e alla sensibilità degli Operatori Pastorali; spettacolo al quale, se non gradito, bastava non presenziare.

Riteniamo poi particolarmente sgradevole e fuori luogo quanto apparso sul quotidiano Gazzetta Del Mezzogiorno, Edizione di Potenza . A pag. 9 dell’ edizione del 28 agosto nell’articolo a firma di Massimo Brancati: “..in paese c’è chi parla di sacrifici di animali DURANTE e dopo il (nostro) concerto, all’interno di un rituale macabro”; il quale giornalista riporta volentieri chiacchiere prive di qualsivoglia fondamento, piuttosto che sentire cosa i sottoscritti avessero da dire: gli avremmo spiegato che buona parte di noi è dichiaratamente e comprovatamente vegano e animalista.

Dello stesso tenore quanto dichiarato dalla sig.ra Valeria Giorgio al portale Sassilive.it il 28.08.2018, la quale (citando disposizioni normative a casaccio o inesistenti) chiede che le autorità competenti verifichino se possiamo essere incriminati per qualche reato. Invitiamo la sig.ra Giorgio a studiare meglio il Codice Penale: si accorgerà che siamo nel 2018, e i reati da lei citati sono stati in gran parte depenalizzati da un pezzo; e la invitiamo anche a dimostrare che il DEATH SS abbiano commesso gli atti da lei citati, durante il concerto. 

Ulteriore invito ci permettiamo poi di rivolgerlo agli “Operatori Pastorali” del Consiglio di Chiaromonte: a verificare con più attenzione la natura del messaggio che credono di aver ricevuto, e ad abbassare i toni inquisitori nei confronti di un gruppo che da oltre 40 anni non offre altro che una rappresentazione artistica, seppure estrema: e ciò senza perseguire fini religiosi o politici, come invece appare evidente dai succitati articoli, dove il concerto e la sua presunta “blasfemia” paiono un evidente capro espiatorio per una lotta intestina di potere ai danni dell’Amministrazione che l’ha organizzato.

Concludiamo riportando parte del commento del solo pubblico che ci interessa, i giovani di “Basilicata Metal” che, lungi dall’essere burattini manovrati da “insidiose ed oscure forze maligne”, sono venuti al Festival per l’unico motivo per cui è stato organizzato: passare una giornata pacifica nel segno della musica e dell’intrattenimento.  
“…..Si tratta dunque di un festival in cui gli spettacoli hanno appunto argomenti artistici, nell’accezione più democraticamente pluralista e rispettosa delle libertà di pensiero e di espressione garantite dalla Costituzione Italiana. È una manifestazione culturale che non viene imposta alla collettività come accade con altri tipi di manifestazioni: chi non ritiene interessante assistervi o per suo gusto o per sua sensibilità non è costretto a farlo, essendo uno spettacolo a pagamento a cui può assistere solo chi decide di sua spontanea volontà di pagare un biglietto…”.

Fine della storia.