Milano, 13 settembre 2018

Per presentare una della canzoni del loro ultimo album, “20 Years In A Montana Missile Silo”, il cantante dei Pere Ubu David Thomas ha sfidato il pubblico della Santeria Social Club dicendo che solo a un loro concerto è possibile ascoltare una brano rock che parli di scimmie. Estendiamo allora la provocazione circa le peculiarità del gruppo di Cleveland e testimoniamo che solo a un concerto dei Pere Ubu si può passare con estrema naturalezza da atmosfere degne di un rock colto, cameristico e dall’aroma vagamente mitteleuropeo, al garage punk più classico.

La formazione rock tipica, implementata dalla presenza di un theremin e di un clarinetto, ha di certo favorito l’impatto art-rock del sestetto sul palco. Ma è il repertorio degli ultimi dischi dei Pere Ubu, da “St. Arkansas” in poi, che si presta bene a una proposta a suo modo colta e raffinata, sicuramente piĂą meditata rispetto al loro canzoniere classico e anche meno pop rispetto a quanto prodotto nella seconda fase della carriera, dopo la reunion di metĂ  anni 80 (i cosiddetti “Fontana Years”).

D’altra parte i Pre Ubu hanno anche scritto alcuni degli inni punk piĂą venerati dagli amanti di quell’estetica, e pertanto, dopo averci affascinato con le prelibatezze dell’ultimo disco, dopo averci rallegrato con un paio di divertissments del loro repertorio piĂą pop, tra cui We have the technology e Petrified (un’altra canzone sugli animali, questa sui dinosauri), e dopo averci commosso e messo al muro con alcuni classici della loro danza moderna (Laughing, Street Waves e Over my Head), non potevano che chiudere con una dichiarazione di intenti e di orgoglio professionale mettendo in fila Kick out the jams degli MC5, Sonic Reducer dei Rocket from the Tombs, gruppo seminale da cui nacquero sia i Nostri che i campioni del primo punk Dead Boys, e infine Final Solution, iniziata come Smell like teen spirit dei Nirvana, ma poi tramutata nella canzone uscita come secondo singolo del gruppo di Cleveland. Destro sinistro e destro, insomma. E KO. Uno scherzo poi, quello della cover dei Nirvana abortita, che vale davvero come firma certificata di autenticitĂ , perchĂ© ci potete ritrovare tutto l’orgoglio schivo che ha sempre emanato la poetica dei Pere Ubu, avant-garage perennemente in bilico tra la popular music e Accademia.

Non sappiamo fino a quando David Thomas, unico membro superstite della prima formazione, avrà ancora voglia di scrivere canzoni e salire sul palco, o meglio stare seduto sul palco, a cantarle. A chi apostrofa il pubblico con frasi tipo «Niente bis, non vi amo, non vi conosco neanche», oppure «Non chiedetemi di parlare di politica o di risolvere i problemi del mondo, perché sono solo un cantante rock!», è meglio non provare a estorcere promesse. Forse l’aver ritrovato per questo tour il bassista originale Tony Maimone a dargli man forte potrà addolcirlo, renderlo meno scontroso, e mantenerlo motivato a continuare ancora per anni.

Alessandro Scotti

 

Qui sotto potete vedere le foto del concerto scattate da Lucy Lo Russo (@PixieLaRougeScrivo)

Pere Ubu @ Santeria Social Club Milano