Questi anni ostili fatti di musica commerciale sono riusciti ad insegnarci poche cose. Una di queste è che non dobbiamo mai giudicare un album dalla sua copertina e, soprattutto, dalla sua track-list. Vogliano i Brücke perdonarmi, se dico che quando ho letto le tracce del loro EP “Yeti’s Cave”, dinanzi a titoli come Prociutto e Ovomoltino, non ho potuto fare a meno di chiedermi: «Ma che cosa vorrà mai potermi dire una canzone che ha per titolo Prociutto?». La risposta è: «Niente che abbia a che fare con questa parola».

Titoli un po’ a caso, dunque, ma con stupore e per fortuna non i loro brani. “Yeti’s Cave” è un EP dalle sonorità dark, dai suoni oscuri. Ascolto il primo brano e mi immagino in una casa desolata durante la notte infestata dagli spettri, poi libera alla guida di un’auto da corsa che sfreccia in autostrada. Il flusso musicale è continuo, i suoni e le tracce, registrate in presa diretta, si ascoltano tutte d’un fiato e non ci si accorge dove finisca una e inizi l’altra. È come passare da un posto all’altro senza ricordarsi il tragitto percorso.

I testi psichedelici sono piuttosto degni della loro traccia strumentale. I brani abbondano di dissonanze e di suoni che ricordano la natura, a volte alterata e distorta, a volte così com’è. La presenza di strumenti a fiato, come la tromba in Ovomoltino, che si inserisce in quel contesto oscuro, conferisce ulteriori vibrazioni e poesia all’EP. Un lavoro di post-rock tutto italiano, ma che non ha nulla da invidiare al vicino alternative britannico. Venti minuti di sana inquietudine e cinque tracce cariche di fascino.

Marilena Carbone