Un martedì sera bresciano abbracciato da un cielo grigio e borbottante? Quale occasione migliore per rinchiudersi alla Latteria Molloy per gustarsi il concertino acustico di Cat Power, rinomata fragilissima cantautrice statunitense. Un’ora e trenta suddivisa in venticinque brani di scaletta per scoprire una delle personalità più magnetiche della musica contemporanea. Durante la serata, infatti, solo due accordi ripetuti per minuti in accompagnamento a una voce da pelle d’oca hanno spesso regalato sprazzi di pura magia.

Il concerto si è articolato in tre differenti momenti: uno voce e chitarra elettrica, un secondo voce e pianoforte e un terzo uguale al primo, come a chiusura di un cerchio. Emozioni diverse sono apparse sui volti della gente mano a mano che la timida figura scura di Cat Power si divertisse a fare proprie hit immortali quali (I Can’t Get No) Satisfaction dei Rolling StonesWhat the World Needs Now Is Love di Burt Bacharach, o si indemoniasse in una versione intensissima e quasi punk della sua Great Expectations, si illuminasse di grazia nel gospel Lord, Help the Poor and Needy o giocasse con la melodia di I Don’t Blame.

Verso la fine, un boato ad accogliere The Greatest, forse il brano più famoso dell’artista, prima di lasciarsi toccare dalla profondità di Colors and the Kids e dall’aura dark di brani quali Werewolf e The Moon. Il finale affidato alla sola voce per I Can’t Give You Anything but Love è servito come ciliegina sulla proverbiale torta.

SCALETTA (incompleta perché piena di brani nuovi ancora senza titolo e cover di gemme nascoste): Old Detroit / (I Can’t Get No) Satisfaction (Rolling Stones cover) / Hate / Fool / Great Expectations / What the World Needs Now Is Love (Burt Bacharach cover) / Lord, Help the Poor and Needy / Norma Jean / Names / Maybe Not / I Don’t Blame You / 3 6 9 / Nothing Really Matters / The Greatest / Colors and the Kids / Naked if I Want (Moby Grape cover) / Werewolf (Michael Hurley cover) / The Moon / I Can’t Give You Anything but Love

Andrea Manenti