Immaginate un elogio musicale al regno animale, un intero concept album dedicato alle bestie notturne che abitano le campagne. Il suo titolo è “Bestiario musicale” ed è l’ultimo lavoro del cantautore toscano Lucio Corsi, uscito per Picicca Dischi. Tutto è nato lo scorso luglio, in una settimana trascorsa nelle campagne maremmane. Lucio ha scelto otto animali selvatici e, prendendo nota delle loro caratteristiche e della mitologia che avvolge ognuno di loro, è riuscito a creare per ciascuno un racconto fantastico, una poesia in rima, una canzone notturna, come gli stessi animali scelti. Il disco è stato poi arrangiato e registrato con l’aiuto di Antonio Cupertino, in forma acustica, chitarra e voce, ma con pianoforte, contrabbasso, spinetta e percussioni. La copertina dell’album e tutte le illustrazioni che accompagnano i brani e i racconti a questi legati sono stati realizzati da Nicoletta Rabiti, madre di Lucio.

Il disco parla in modo assolutamente delicato e coinvolgente del potere degli animali sul pianeta e dello spazio a loro riservato che va via via restringendosi a causa dell’intervento umano. Che Lucio Corsi riservasse un certo amore nei confronti del regno animale lo avevamo già notato nei suoi precedenti lavori, in canzoni come Le api e Cocomero, contenuti nel suo album “Vetulonia Dakar” (se non lo avete mai ascoltato, fatelo!), che citavano già un paio di anni fa bestie ed animali, ma in maniera assolutamente differente rispetto a “Bestiario musicale”. Questa volta gli animali sono un emblema, una metafora, non sono antropomorfizzati anzi, ognuno di loro è raccontato come fosse una divinità del bosco e ogni dettaglio estetico o caratteriale del singolo animale è scomposto, analizzato ed elogiato.

L’album si apre con rumori notturni della maremma toscana, cani che abbaiano e cicale che cantano. La civetta è il gatto nero dei cieli e La lepre con un salto è arrivata sulla luna prima dell’uomo. Il perno dell’intero album sta nel brano L’upupa, forse il più importante, sicuramente quello che si può considerare la canzone simbolo di una carriera intera che ogni artista sogna di scrivere e che prima o poi deve scrivere. È il re degli uccelli, parla saggiamente a tutta la foresta e racconta il dramma di ogni animale che la abita, il brano è ipnotico, è una filastrocca ricca di metafore che lasciano a bocca aperta e strappano un sorriso malinconico. L’ascolto prosegue con Il lupo e il detto popolare portafortuna che lo cita. L’album termina con il breve brano La lucertola, al megafono e con sottofondo di O’sole mio, raccontando di un animale che una volta era un drago.

Marilena Carbone

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