“Nessuna scala da salire” è l’ottavo album in studio di Bugo. Il cantautore novarese ha esordito nel 2000 con “La prima gratta”, un lavoro chitarra e voce in puro stile Lo-Fi, una specie di versione italiana di Beck. Da allora il suono Bugattiano si è evoluto di album in album, producendo singoli memorabili come ‘Il sintetizzatore’, ‘Casalingo’, ‘Io Mi Rompo i Coglioni’, ‘Gell’, fino alla profetica ‘C’è Crisi’. Abbiamo deciso di parlare direttamente con l’interessato del suo ultimo cambio di pelle.

Prima di iniziare l’intervista vorrei togliermi un dubbio, cosa ti ha detto Sergio quando lo hai chiamato non appena rientrato in Italia?

(Ride) Mah, non ha avuto modo di rispondere, non può rispondere, non parla nemmeno l’italiano.

A parte gli scherzi. Nonostante la brutta aria che tira in Italia, tu hai prodotto un disco in controtendenza. Molto solare…

Guarda, non è che se il mondo va a rotoli bisogna per forza essere depressi. Io non sono un depresso. Lavorando con le mie emozioni e i miei sentimenti, cerco di tirare fuori qualcosa di positivo da comunicare. Poi mi piace provocare, provocare me stesso e provocare gli altri. Mi piace suscitare emozioni, far nascere voglia di ribellione, di ribellarsi.

Leggendo i testi del tuo ultimo album (in particolare le canzoni Tu Sconosciuta e Tempi Acidi) mi sembra che tu abbia iniziato a scrivere in maniera diversa, più cantautorale rispetto al passato.

Guarda, se dici così è perché non conosci bene i miei album. I primi due album che ho prodotto sono tutti chitarra e voce. Io mi sono sempre considerato un cantautore. Anche perché le sfumature mi interessano poco, applico poche categorie nel guardare la realtà. Quindi non noto una grande discontinuità rispetto al passato da questo punto di vista.

Mi è piaciuto molto il video di Me la godo, racconta del un godersi la vita in maniera semplice. Ma Bugo come si gode la vita?

Non pensare che io frequenti spesso le bocciofile e passi i miei pomeriggi a giocare a briscola. Ho scelto di fare un video di questo tipo perché mi ricorda il paese da cui vengo. Non so se sai che io non vengo da Milano. Per cui al mio paese c’era solo il bar del centro e le persone che incontravi erano i vecchietti del paese. Poi a suo modo anche il protagonista del video è strafottente, ribelle, libero di esprimersi. Rispetto al godersi la vita in maniera semplice devo dirti che io sono un fan delle piccole cose. Mi hanno stancato gli intellettuali noiosi e le loro prediche. Anche perché gli intellettuali veri sono pochi, tutti gli altri sono delle farse. Degli pseudo intellettuali. A me piace invece godermi la vita così come viene, in maniera semplice, nelle piccole cose.

Nella canzone Vado ma non so ammetti che stai scappando dalla vita, ma non vorresti fermarti a un certo punto?

Le canzoni sono solo un bozzetto momentaneo, non descrivono una persona nella sua interezza. Quindi non credere che io sia una persona così frenetica, anzi nel privato a volte sono noioso. Ma forse non è nemmeno importante come sia io al di fuori della musica. In questa canzone descrivo la frenesia della vita che ogni tanto mi prende, che prende ciascuno di noi, e non riesco a fermarmi fino a che questa frenesia non si placa. Quegli attimi in cui si corre come una cellula impazzita, in cui si pensa “Non mi prenderete mai”. Questa canzone è un flash momentaneo, è una piccola proiezione con cui si descrive un pezzettino di mondo. Come lo sono tutte le canzoni.

A cura di Lesterio Scoppi