Voce miagolante e furbetta, con cori da musical e da operetta spesso in controcanto. Ritmica black, un po’ in levare, un po’ funky, senza puzza, anzi profumato, un po’ tipo break hip hop. Il tutto sovrastato da una chitarra ritmica folk pop a volte doppiata da una 6 corde che sviluppa riff contromano, ora di rock gentilmente distorto, ora di blues tropicalista. Qui e là, intarsi elettronici e glictch per le masse, stridenti ma mai contundenti: sembra complicato, ma se lo ascolterete sarete sorpresi dall’equilibrio finale sprigionato.

Un disco che ricorda un ottimo oggetto di design, colorato senza essere chiassoso, un pastiche contemporaneo per nulla indigesto, ma coerente nell’effetto finale. Così Astonished Man fa il verso a Saint Vincent, ma con più sensualità e meno spigoli, Slash/Burn se la gioca con una voce operistica, dei break di percussioni rap e riff chitarristici, cori celestiali e un gusto da psichedelia omeopatica, più endorfina da sport all’aria aperta che da funghi magici.

The Evening ha una ritmica vagamente latina con tanto di congas e una voce sexy rock strascicata. Departure è uno strano gospel con cantato folk e innesti electro a dare quel pizzico di tensione che non guasta. Nobody Dies sembra art rock primi anni ’80, dalle parti dei Talking Heads o dei Magazine. Dal soul rock elegante di Guts potete poi incappare nel rap rock femminile di Fool Forever.

Give Me Peace è invece folk da spiaggia, con arpeggio di 6 corde che sembra un campionamento tanto è strozzato il riff, ritmica etnica, chitarra elettrica in controtempo: un tributo ad Ana Tjoux, ma senza le velleità politiche di quest’ultima. Millionaire ricorda il pezzo precedente, ma ha più vuoti e silenzi, è meno sensuale e vitale e risuona più notturno. Meticulous Bird è un funky rock senza sbavature, Hand to God un funky strascicato alla Cake con tocchi folk rock e hippy, Endless Love un funky con coretto operistico, sostenuto da una batteria groovy ma rigida e da un basso sgusciante.

Per tirare le somme, Thao & The Get Down Stay Down ci offrono una raccolta di canzoni pop stra-arrangiate ma con la grossa capacità di non tirare troppo la corda quando serve, senza inutili eccessi insomma, cosa non facile quando si batte come loro la strada della complessità. Come il Beck degli inizi, ma senza droga e disagio, più winner che loser quindi. Come dei Buffalo Springfield del nuovo millennio, per il suono circolare e galleggiante. Come i Talking Heads per il gusto per l’etnico rivisitato da un orecchio colto. Come Lorde e M.I.A., per stare più sulla cronaca, ma con chitarra ben in vista e senza menate politiche o esistenziali. Come diceva Palazzeschi: e lasciatemi divertire.

Alessandro Scotti